Uomini e mezz’uomini

Uomini e mezz’uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà

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Gli italiani non si meritavano Giovanni Falcone. Lui sapeva che lo avrebbero ammazzato. Così come lo sapeva Paolo Borsellino. Sono andati a morire come i primi cristiani
nel Colosseo. Lasciati soli dalle istituzioni, dai partiti, da molti
colleghi. Borsellino morì di fronte alla casa della madre. Non fu
prevista nessuna misura di sicurezza. Ci andava ogni
domenica. L’autobomba fu parcheggiata a pochi metri dal campanello del
cancello. Il 13 luglio 1992, sei giorni prima dell’attentato, disse a
un poliziotto: “Sono turbato. Sono preoccupato per voi, perché so che è
arrivato il tritolo per me (dal continente, ndr) e non voglio
coinvolgervi” (*).
Sedici anni dopo Capaci, il presidente del Consiglio si chiama Silvio Berlusconi.
In Parlamento ci sono Cuffaro e Dell’Utri. La mafia non ha più bisogno
delle bombe. Gli bastano le leggi. “Un rapido elenco di ‘riforme’ : 1)
sostanziale abolizione dell’art.41 bis che impediva la
comunicazione tra i detenuti e l’esterno; 2) revisione di alcuni
articoli del codice di procedura penale che hanno posto limiti
all’utilizzabilità delle dichiarazioni accusatorie; 3) dopo la revisione di tali norme, vero cedimento alle richieste della destra, nessuna disposizione è stata varata a tutela dei cittadini non mafiosi che testimoniano nei processi di mafia; 4) la nuova legge sui collaboratori di giustizia ha provocato un’unica conseguenza: non si pente più nessuno; 5) la possibilità di allargare l’istituto del rito abbreviato
anche ai reati più gravi, con uno sconto immediato di un terzo e la
contemporanea conclusione delle indagini su quei fatti. A ciò va
aggiunto che nessuna iniziativa è stata adottata per rendere operativa
l’anagrafe dei conti e depositi bancari prevista sin dal 1991 su suggerimento di Giovanni Falcone”. (**)
Intervistato
da Francesco Licata nel febbraio del 1991, Falcone si lasciò andare a
uno sfogo: “Ma cosa credono questi signori? Davvero sono convinti che
siamo tutti uguali? Credono che mi stia salvando la vita? Io non ho
paura di morire. Sono siciliano, io. Sì, io sono siciliano e per me la
vita vale meno di questo bottone”. (**)
Lo psiconano vuole riformare quello che è rimasto della Giustizia e dice di volerlo fare “ispirandosi al pensiero di Falcone”.
Può permettersi di dirlo senza che nessun giornalista presente gli
sputi in faccia o, più sobriamente, gli ricordi la permanenza dell’eroe Mangano
nella sua villa di Arcore. La riforma della Giustizia è già avvenuta da
tempo. L’hanno attuata D’Alema e Fassino, Castelli e Berlusconi, Prodi
e Mastella. Un passo alla volta. Un allungamento dei
tempi di prescrizione alla volta. Un indulto alla volta. Una
limitazione delle intercettazioni alla volta. Un’abolizione del falso
in bilancio alla volta. Oggi siamo ai chiodi bipartisan nella bara.
Don Arena, nel romanzo: ‘Il giorno della civetta’ di Sciascia, divideva l’umanità in uomini e mezz’uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà. Falcone era un uomo, noi, che siamo rimasti, cosa siamo?

Fonte: Blog Grillo 

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Uomini e mezz’uomini

Uomini e mezz’uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà

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Gli italiani non si meritavano Giovanni Falcone. Lui sapeva che lo avrebbero ammazzato. Così come lo sapeva Paolo Borsellino. Sono andati a morire come i primi cristiani
nel Colosseo. Lasciati soli dalle istituzioni, dai partiti, da molti
colleghi. Borsellino morì di fronte alla casa della madre. Non fu
prevista nessuna misura di sicurezza. Ci andava ogni
domenica. L’autobomba fu parcheggiata a pochi metri dal campanello del
cancello. Il 13 luglio 1992, sei giorni prima dell’attentato, disse a
un poliziotto: “Sono turbato. Sono preoccupato per voi, perché so che è
arrivato il tritolo per me (dal continente, ndr) e non voglio
coinvolgervi” (*).
Sedici anni dopo Capaci, il presidente del Consiglio si chiama Silvio Berlusconi.
In Parlamento ci sono Cuffaro e Dell’Utri. La mafia non ha più bisogno
delle bombe. Gli bastano le leggi. “Un rapido elenco di ‘riforme’ : 1)
sostanziale abolizione dell’art.41 bis che impediva la
comunicazione tra i detenuti e l’esterno; 2) revisione di alcuni
articoli del codice di procedura penale che hanno posto limiti
all’utilizzabilità delle dichiarazioni accusatorie; 3) dopo la revisione di tali norme, vero cedimento alle richieste della destra, nessuna disposizione è stata varata a tutela dei cittadini non mafiosi che testimoniano nei processi di mafia; 4) la nuova legge sui collaboratori di giustizia ha provocato un’unica conseguenza: non si pente più nessuno; 5) la possibilità di allargare l’istituto del rito abbreviato
anche ai reati più gravi, con uno sconto immediato di un terzo e la
contemporanea conclusione delle indagini su quei fatti. A ciò va
aggiunto che nessuna iniziativa è stata adottata per rendere operativa
l’anagrafe dei conti e depositi bancari prevista sin dal 1991 su suggerimento di Giovanni Falcone”. (**)
Intervistato
da Francesco Licata nel febbraio del 1991, Falcone si lasciò andare a
uno sfogo: “Ma cosa credono questi signori? Davvero sono convinti che
siamo tutti uguali? Credono che mi stia salvando la vita? Io non ho
paura di morire. Sono siciliano, io. Sì, io sono siciliano e per me la
vita vale meno di questo bottone”. (**)
Lo psiconano vuole riformare quello che è rimasto della Giustizia e dice di volerlo fare “ispirandosi al pensiero di Falcone”.
Può permettersi di dirlo senza che nessun giornalista presente gli
sputi in faccia o, più sobriamente, gli ricordi la permanenza dell’eroe Mangano
nella sua villa di Arcore. La riforma della Giustizia è già avvenuta da
tempo. L’hanno attuata D’Alema e Fassino, Castelli e Berlusconi, Prodi
e Mastella. Un passo alla volta. Un allungamento dei
tempi di prescrizione alla volta. Un indulto alla volta. Una
limitazione delle intercettazioni alla volta. Un’abolizione del falso
in bilancio alla volta. Oggi siamo ai chiodi bipartisan nella bara.
Don Arena, nel romanzo: ‘Il giorno della civetta’ di Sciascia, divideva l’umanità in uomini e mezz’uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà. Falcone era un uomo, noi, che siamo rimasti, cosa siamo?

Fonte: Blog Grillo 

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Sacco & Vanzetti: veglia contro la pena di morte

Il 23 agosto 2008 in
occasione dell’81° anniversario dell’uccisione di Sacco e Vanzetti, la
Federazione dei Comunisti Anarchici aderisce alla veglia organizzata
dall’associazione omonima in collaborazione con Amnesty International,
Nessuno Tocchi Caino e Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte.

La veglia, che sarà
dedicata a Sayed Perwiz Kambakhsh, giornalista afgano condannato alla
pena capitale per blasfemia, sarà tenuta a Torremaggiore in piazza Papa
Giovanni Paolo II a partire dalle ore 20,30 del 22 agosto fino all’1,00
del 23 di agosto, quando 81 anni fa, rispettivamente alle 0,19 ed alle
0,26, furono uccisi con la sedia elettrica a Charleston Nicola
Ferdinando Sacco e Bartolomeo Vanzetti, dopo un processo farsa, frutto
del razzismo e del clima di intolleranza e di odio dell’America degli
anni venti verso i lavoratori immigrati, soprattutto se anarchici.

Non solo la triste
vicenda di Sayed in Afghanistan, ma anche tutte quelle storie che
raccontano di diritti violati in Cina, Birmania, Iran, Stati Uniti,
Irak, Somalia, la guerra e la fame in Darfur, testimoniano quanto sia
importante mantenere vivo il ricordo del loro sacrificio nella memoria
collettiva.

A 60 anni circa dalla
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dall’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, in un’Italia che si
dichiara da sempre rispettosa dei diritti umani, gli episodi di
razzismo e intolleranza anche istituzionale, la violazione dei diritti
umani dei richiedenti asilo e dei rom, le violazioni dei diritti umani
nelle carceri e nei Centri di Permanenza Temporanea, il caporalato
spietato e lo sfruttamento senza quartiere nelle nostre campagne,
testimoniano quanto sia attuale la vicenda dei due anarchici italiani
uccisi in America, e il loro grido di libertà,
dignità e giustizia sociale.


Federazione dei Comunisti Anarchici

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Afghanistan, un’auto ignora lo stop soldati Nato uccidono due bambini

Un incidente simile era avvenuto sabato nella provincia di Helmand
I militari in quell’occasione avevano ucciso tre civili e ferito altre quattro persone

Afghanistan, un'auto ignora lo stop soldati Nato uccidono due bambini

Militari dell’Isaf

KABUL
I soldati della Nato in Afghanistan hanno sparato contro un’auto che
non si era fermata al posto di blocco, uccidendo due bambini e ferendo
una terza persona. E’ accaduto a un chek-point nella provincia
meridionale di Kandahar. Ne ha dato notizia l’Isaf, la Forza
Internazionale di Assistenza alla Sicurezza. Il comando della Nato ha
deplorato l’incidente.

I soldati "hanno aperto il fuoco contro un’auto, che procedeva in
maniera minacciosa e ha ignorato gli avvertimenti, due bambini che
erano a bordo sono rimasti uccisi", comunica l’Isaf. La vettura non si
è fermata al posto di controllo dopo i "segnali con mani, con le
braccia e i segnali audio", si legge ancora nel comunicato.

"Quando l’auto era a una distanza di dieci metri e procedeva
rapidamente – conclude l’Isaf – i soldati hanno aperto il fuoco temendo
un attacco terroristico".

Un incidente simile era avvenuto sabato nella provincia di Helmand: le
truppe hanno ucciso quattro civili e ferito altre tre persone.

repubblica (28 luglio 2008)

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Immunodelinquenza acquisita

Ora d’aria
l’Unità, 17 luglio 2008

Mentre Robin Tremood paventa “un nuovo 1929”, Al Tappone teme un nuovo 1992.
Gli son bastate tre paroline – socialista, tangenti, manette – per
ripiombarlo nel più cupo sconforto. Tant’è che ha ricominciato a
delirare di “riforma della giustizia”, cioè del ritorno all’immunità parlamentare. Intanto l’apposito Angelino Jolie gli ha regalato il patteggiamento gratis, con una norma del pacchetto sicurezza che consente agli imputati di patteggiare anche durante il dibattimento, anche un minuto prima della sentenza.

Così lo Stato non ci guadagna nulla, anzi perde tempo e denaro a fare i
processi, e alla fine il delinquente incassa lo sconto di un terzo
della pena e può cumularlo col bonus di 3 anni dell’indulto, se ha
avuto l’accortezza di delinquere prima del maggio 2006. Come per
esempio, se sarà ritenuto colpevole, il fido avvocato Mills. Se fosse italiano, sarebbe già deputato. Essendo inglese, deve accontentarsi del patteggiamento omaggio: potrà comodamente concordare una pena simbolica,
evitare il carcere e soprattutto una sentenza motivata che spieghi chi
gli ha dato i soldi (quello che lui, nella famosa lettera, chiama
"Mr.B.", e s’è appena messo al sicuro col lodo Alfano).
 
Questo indulto-bis, che eviterà la galera ai condannati fino a 9 anni, sempre all’insegna della sicurezza, è stato denunciato da Di Pietro, mentre qualche buontempone del Pd parlava addirittura di dire qualche sì al pacchetto, anzi al pacco. E’ il caso del sagace Pierluigi Mantini, che all’indomani dell’arresto di Del Turco s’è precipitato a rendergli visita nel carcere di Sulmona a braccetto col senatore Pera. I due apostoli del garantismo sono specializzati nel precetto evangelico “visitare i carcerati”,
ma solo se c’è dentro qualche membro della Casta. Mai che gli scappi,
per dire, una visitina a un tossico. Del Turco è in isolamento per tre
giorni, dunque non può ricevere né parenti né avvocati. Ma, pover’uomo,
gli tocca sorbirsi Mantini e poi Pera. I quali, per aggirare
l’isolamento, si sono inventati su due piedi un’”ispezione al carcere di Sulmona”:
un’irrefrenabile esigenza nata, guardacaso, proprio con l’arresto del
governatore. “La presenza del presidente Del Turco – ha spiegato
Mantini, restando serio – è stata un motivo in più per procedere
all’ispezione di un carcere che tengo particolarmente monitorato”. Ma
certo, come no.

En passant, dopo aver ragguagliato la Nazione sulla colazione del governatore, l’onorevole margherito domanda “se vi siano concreti pericoli di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato”. Ottima domanda, se non fosse che non spetta ai deputati rispondere, ma al gip (che ha già risposto di sì), poi al Riesame e alla Cassazione. Altri, come Il Giornale e l’acuto Capezzone, inorridiscono perché Del Turco “è trattato come un boss mafioso”.
Ma la legge prevede l’isolamento non solo per i boss, bensì per
chiunque possa, comunicando con l’esterno, influenzare i testimoni (e Del Turco aveva già tentato di inquinare le prove contattando addirittura il Procuratore generale d’Abruzzo). Con buona pace di Bobo Craxi,
per il quale “la custodia cautelare e l’isolamento sono misure erogate
ai criminali, non agli eletti dal popolo”. Ma l’una cosa non esclude
l’altra, come lui dovrebbe sapere. Quello con le mèches racconta
sul Giornale che nel ‘93 finì in carcere l’intera giunta abruzzese,
dopodichè furono “tutti assolti con formula piena”. Storie: ci volle la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio non patrimoniale per salvare gli assessori, mentre il presidente di allora, Rocco Salini,
fu condannato in Cassazione per falso (s’erano dimenticati di
depenalizzare anche quello), dunque promosso deputato da FI, prima di
andare ad arricchire la collezione di Mastella.
 
Pure Al Tappone millanta un’assoluzione mai avvenuta: la sua a Tempio Pausania dall’accusa di abusivismo edilizio a villa La Certosa. Forse non sa che in quel processo non era imputato lui, ma il suo amministratore Giuseppe Spinelli; e che il processo è finito nel nulla non perché si fondasse su un “teorema”, ma grazie anche a vari condoni,
almeno uno varato dal suo governo. Resta da capire perché, con tutti i
processi che ha, se ne inventi di inesistenti. Forse sono i suoi
avvocati che abbondano un po’ sul numero, e soprattutto sulle parcelle:
Eh, Cavaliere, ci sarebbe poi quel processo a Vipiteno per furto di bestiame,
una storia bruttina, ma pagando il giusto sistemiamo tutto noi…”. O
forse i processi se li aggiunge lui, per fare bella figura.

Fonte: voglioscendere

Travaglio 

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Lo «scandalo»rifiuti in Campania

Marino Ruzzenenti è uno storico ed
ambientalista, nato a Brescia nel 1948 e sin dai primi anni 80
strenuamente attivo nella difesa della salute e dell’ambiente. Ha
portato avanti molte battaglie, non trascurandone l’aspetto informativo
e divulgativo, essendo infatti l’autore di “L’Italia sotto i rifiuti” e “Un secolo di cloro e PCB”.

Pubblichiamo qui integralmente un suo articolo scritto per altraBrescia.

 

Ecoballe

Il dibattito in corso sui rifiuti campani destinati all’inceneritore Asm (di Brescia, n.d.r)
appare, ad un osservatore esterno alla “casta”, del tutto surreale. Al
solito stridente l’inversione delle parti in commedia fra vecchia e
nuova maggioranza in Comune (di Brescia, n.d.r), a conferma del crollo di credibilità di buona parte della politica istituzionale.

È arduo, dunque, districarsi nel
polverone del litigio politichese, ma può essere comunque utile tentare
un ragionamento sulla base dei dati oggettivi.

Assai peloso è innanzitutto ostentare “scandalo” per le ipotizzate 3.000 tonnellate di rifiuti in arrivo dalla Campania, in un inceneritore
che di norma brucia circa 350.000 (trecentocinquantamila!) tonnellate
anno di rifiuti speciali ed urbani camuffati da Cdr, per lo più
importati da fuori provincia
. Per fare l’esempio del 2006, sulla base di dati forniti dalla Provincia, sono state importate circa 25.000 (venticinquemila) tonnellate di rifiuti urbani, sotto forma di Cdr (combustibile derivato dai rifiuti), ovvero qualcosa di molto simile alle “ecoballe” campane, e circa 100.000 tonnellate di pulper di cartiera, rifiuti speciali, formati prevalentemente da plastiche, contaminati da metalli e intrisi di cloro, insieme ad altre centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali vari, tra cui fanghi da depurazione (di biomasse in senso proprio neppure un chilo!). Addirittura nel 2002 si bruciarono 1.189 tonnellate di rifiuti urbani “tal quale”
di provenienza extra provinciale senza che nessuno facesse una piega.
La favola, poi, che la terza linea brucerebbe rifiuti “buoni”,
ingannevolmente definiti biomasse, è smentita dalle concentrazioni di
inquinanti nelle emissioni (diossine, PCB, metalli tossici, ossidi di
azoto, precursori delle micidiali polveri ultrafini) sostanzialmente
analoghe per le tre linee (si veda il Rapporto Otu 2004-2005, sul sito del Comune).

Serietà, dunque, imporrebbe ai
politici, della nuova e della vecchia maggioranza, di spiegare perché
si dice no a 3.000 tonnellate di rifiuti campani, e invece sì
all’importazione ogni anno di decine di migliaia di rifiuti urbani
travestiti da Cdr e di centinaia di migliaia di rifiuti speciali (tra
cui il pulper, inquinante forse più delle ecoballe campane).

Ma la coerenza in politica è ormai un optional, si sa.

Dunque, allora dobbiamo prenderci anche
i rifiuti dalla Campania? Ma nemmeno per sogno. E per ben altre e
sostanziali ragioni di quelle contorte fin qui messe in campo.

Il problema vero, che tutti fingono di ignorare, è che sciaguratamente Brescia, unica città al mondo, si è dotata di un inceneritore-mostro, di dimensioni tre-cinque volte superiori al “fabbisogno”
(ammesso e non concesso che sia necessario incenerire i rifiuti, ma
questa è un’altra storia). Quindi, anche aumentando all’inverosimile la
produzione dei rifiuti urbani e vanificando la raccolta differenziata, non si riescono a mandare all’inceneritore più di 450.000 tonnellate
circa di rifiuti urbani provinciali (più della quantità di dieci anni
fa, a dimostrazione del fallimento della raccolta differenziata a
Brescia). Ma l’inceneritore ne “deve” bruciare 800.000 tonnellate all’anno, per cui si “devono” importare quasi altrettanti rifiuti da fuori provincia.

Orbene, finché l’inceneritore Asm ha goduto della manna dei Cip6
(circa 60 milioni di euro all’anno di denaro pubblico concessi con la
“finzione” che i rifiuti sarebbero energie rinnovabili), era
conveniente importare anche rifiuti speciali, pur essendo questi a
libero mercato: gli speciali, (ovvero le ingannevoli “biomasse”) hanno
un costo per Asm, a differenza degli urbani che rappresentano un ricavo
già al conferimento (grazie alla tassa indebitamente imposta ai
cittadini). Ora, però, i Cip6 si stanno esaurendo e far funzionare metà inceneritore solo con gli speciali diventa diseconomico.

Le 3.000 tonnellate dei rifiuti da Napoli in questo contesto hanno senso, dunque, come un primo “assaggio”
per verificare la reattività della società bresciana, cioè se ancora
una volta è disposta a subire le condizioni imposte da Asm, così come è
sempre avvenuto in passato.

Di per sé, quelle 3.000 tonnellate
sarebbero irrilevanti, sia per Brescia (come si è detto sopra), sia per
la Campania (dove le dimensioni dell’emergenza viaggiano sui milioni di
tonnellate). Ma, appunto, rappresentano la breccia per tutto il resto
(anche dopo l’entrata in funzione di Acerra, per smaltire le montagne
di ecoballe accumulate!). Un business enorme per Asm-A2A, che, non a caso, ha reso disponibili i propri due inceneritori, gli unici candidati ai rifiuti campani rispetto ai 13 impianti operanti in Lombardia.

Per questa ragione bisogna dire di no ai rifiuti campani
e, coerentemente, porre subito il problema del ridimensionamento
dell’inceneritore di Brescia a due linee e quindi ad una sola linea, bloccando qualsiasi importazione di rifiuti da fuori provincia
(sia urbani travestiti da Cdr ovvero “ecoballe”, sia speciali) e
riducendo drasticamente i rifiuti urbani da smaltire, con una raccolta
differenziata di qualità “porta a porta” e con tariffa premiante i
cittadini virtuosi.

Fonte: chiaianodiscarica 

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MIGRANTI

ENNESIMO SBARCO IN CALABRIA

Un centinaio di migranti, tra cui 12 donne e 10 bambini, sono sbarcati il 10 luglio lungo la costa jonica reggina.

 


Il motopeschereccio, di circa 15 metri e sul quale hanno viaggiato per cinque giorni, si e’ incagliato al largo di Stignano mare, a pochi chilometri da Roccella Jonica. Una cinquantina di clandestini si sono tuffati in acqua; una mamma ha lanciato tra le braccia dei finanzieri il suo bambino. Immediata la gara di solidarieta’, le donne ed i bambini hanno trascorso la notte al Centro d’accoglienza "Citta’ Futura"; gli uomini alla "Casa del pellegrino", due strutture della vicina Riace. I clandestini avrebbero pagato dai 5 ai 7 mila euro a testa per il loro viaggio della speranza. Provengono soprattutto dall’Iraq, qualcuno anche dall’Iran e dal Pakistan. 

Fonte:  ciroma

 

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Quindici anni di “Forza DS”

Intervento di Grillo a Piazza Navona (Roma)

"Italiani! Non siamo collegati per un incidente “tecnico”. Ero
collegato fino a quattro, dieci minuti fa. Andava tutto bene. Poi,
stranamente, manca il segnale. Allora, voi vi dovete immaginare. Io mi
devo immaginare voi e voi dovete immaginare me. Non immaginatemi più
grasso, cattivo, sudante e che spara parolacce. Ho fatto un corso “gandhiano”
e la parola più schifosa che mi è uscita negli ultimi sei mesi è:
“belin!”. Quindi, immaginatemi più snello, dimagrito e molto “per
bene”. Non ho intenzione di offendere nessuno. Io voglio cercare di
immaginare voi; il perché siete lì. Voi che siete quaranta,
settantamila – la Questura dirà 2.500 – perché siete li? Siete lì anche
per dimostrare la vostra esistenza, cari amici. Io forse ce l’ho più
con voi che con gli psiconani, ballerini e affini. Io ce l’ho con
questa grande, straordinaria presa per il culo, che da quindici anni
fanno ai cittadini italiani. Una grandissima presa per il culo
di questo governo finto e di questa opposizione finta. Ecco perché ci
troviamo in questa situazione. Voi siete lì e io sono qua a parlare,
non so a chi. Ormai c’è un delirio totale. Lo psiconano, Berlusconi, è
andato in Giappone per il G8 e ha collezionato un’altra figura di
merda, in nome e per conto del popolo italiano. Io con questa parola,
“Popolo Italiano”, non mi ci identifico più, cari signori. E io vorrei
– ho parlato anche col mio avvocato – che ogni volta che Berlusconi
nomina il popolo italiano, faccia una postilla: “tranne la famiglia
Grillo!”. Bene, ma non è neanche colpa dello psiconano. Lo psiconano è solo l’effetto.
La causa è quella che ho detto prima. C’è stato un partito unico. Un
partito unico per quindici anni. Hanno fatto finta. Prodi, Berlusconi,
D’Alema, Berlusconi. È tutta una presa per il culo. Allora, cosa
bisogna fare? Non lo so cosa bisogna fare. Questo è un governo, cari
amici, che vive con marchette televisive. In qualsiasi popolo, in
qualsiasi paese del mondo, totalitario o democratico, se un premier
avesse telefonato per vendere della fica in leasing, come ha fatto il
nostro premier, per corrompere dei senatori, per far cadere il governo,
sarebbe arrestato per colpo di stato. Non è importante
la fica, cari amici, è importante quello che vuole la gente. E lui dà
quello che vuole la gente. Un certo tipo di gente. In nessuno Stato del
mondo ci sarebbe un premier che ha corrotto col suo legale, Previti, un
giudice per acquistare la più grande compagnia editoriale del Paese.
Che Paese è diventato questo? Ecco perché ce l’ho.
Conflitto di
interessi. Cazzo. La Sinistra e il conflitto di interessi. La prima
cosa che doveva fare era la legge sul conflitto di interessi. Ma è un conflitto che riguarda anche i loro interessi. Ecco perché io sono così alterato. Ma è dir poco, alterato.
Sono
andati oltre. Non so chi sia questo Veltroni-Topo Gigio. È il nuovo
Mastella? Chi è? Chi è questo grande personaggio? Non è neanche un
uomo. È un soggetto! Cos’è? È un avverbio! Che cos’è? Non riesco a
capire neanche cosa siano i suoi discorsi. Mette un aggettivo e dei
sostantivi. Lui non ha né cuore, né polmoni, né cervello. Ha solo dei
sostantivi. Come i suoi discorsi. Ha fatto delle cose memorabili e sarà
ricordato nella storia. In tre mesi. La prima cosa che ha fatto, da
statista, è andare a parlare di istituzioni con lo psiconano: un
prescritto iscritto alla P2, invece che con i suoi collaboratori e i
suoi alleati. In tre mesi ha fatto cose straordinarie Topo
Gigio-Veltroni. In tre mesi ha: sciolto il governo, perso il Comune di
Roma e disintegrato tutti partiti di sinistra. È il più grande alleato della nanoparticella tossica che esista in natura. E allora, allora io voglio capire in che Paese siamo e perché siamo lì.
Perché
siamo qui a parlarci? C’è stato solo un partito. Solo un partito in
Italia: Forza DS. E questo ha sfasciato lo Stato. Allora, ci vorrebbe
una persona chiara. Ci vorrebbe un curatore fallimentare, in Italia.
Perché lo Stato è fallito!
Italiani! Lo Stato è fallito! Vi do due dati, così, a caso. Abbiamo uno dei debiti pubblici più grandi del mondo: 1.647 miliardi di euro.
Ogni anno aumenta di 80 miliardi per gli interessi. Solo a Marzo
abbiamo pagato 23 miliardi di interessi sul debito. Nel 2008
chiuderanno 300.000 aziende. 300.000. E le altre piccole aziende sono
in mano alle banche con dei debiti che arrivano a 780 miliardi di euro.
Non fallirà solo lo Stato. Falliranno le banche e ve ne accorgerete
quando l’Esercito, invece dell’immondizia di Napoli, presiederà
l’Unicredit e le banche vicine.
Allora che cosa dobbiamo fare? Io non lo so cosa dobbiamo fare.
Lì parlate di giustizia. Abbiamo avuto delle votazioni ignobili,
completamente illegali, nessuno poteva dare il voto di preferenza.
C’erano delle coalizioni di partiti improbabili. Avevano lo stesso
piano industriale. Lo psiconano è il garante di un comitato d’affari,
ve lo mettete in testa, che è la stessa cosa?

Parliamo di giustizia o di che cosa? Abbiamo 18 condannati in via definitiva in Parlamento.
Cazzo, 18 condannati sono ancora lì e se Mangano, lo stalliere di
Arcore, era un eroe questi 18 condannati in Parlamento sono i
supereroi. Grandi supereroi con i super poteri. Sapete qual è il loro
super potere? È il silenzio: non parleranno mai contro il loro padrone.
Io che sono un comico devo incazzarmi e devo dire questo, devo dire che
questo Paese non c’è più! Quale giustizia? Dov’eravate voi? Vi vorrei
guardare in faccia DS e Margherita, dov’eravate quando hanno fatto
l’indulto? Che differenza c’è tra le leggi di Berlusconi che ammazza
100 mila processi e l’indulto? Non c’è nessuna differenza.
Abbiamo tre Regioni in preda alla Mafia. Quando siamo andati all’Euro
Parlamento a Strasburgo, De Magistris ha spiegato benissimo ai nostri
parlamentari da 20 mila euro al mese. Ha spiegato che 8 miliardi di
euro se li erano disintegrati tre Regioni. Solo la Calabria 5 miliardi
in depuratori, la Campania in impianti per lo smaltimento rifiuti mai
fatti. Che cosa sta succedendo a questo Paese? Non c’è più niente.
1.300
morti. Non sono morti, così, sul lavoro. Sono assassinati sul lavoro
perché non investiamo nulla sulla sicurezza sul lavoro. Parlate con
Renzo Piano. Preventivano le morti dei grandi lavori: nel Ponte sullo
Stretto è stato statisticamente provato che in 10 anni potrebbero
morire 23 persone, è già nella statistica. Andate a vedere quante
persone muoiono in un cantiere in Giappone. Renzo Piano ha fatto un
aeroporto in Giappone in 10 anni e non è morto nessuno. Nessuno è morto.
Invito
un po’ a pensare ai cittadini, perché la politica è finita. I partiti
si sono suicidati tutti e i cittadini si devono riprendere in mano la
loro vita, con i loro risparmi, i loro soldi, la loro vita sentimentale
familiare, la loro vita di consumatori e di azionisti. Riprendersela in
mano. E invece cosa succede? La nano particella impazzita tossico
nociva va in Giappone e dice che a Vicenza amplierà la base militare
americana perché il suo amico menomato mentale Bush gli ha detto di
ampliarla. C’è un referendum in atto a Vicenza: decideranno i cittadini
se ampliarla o no e non un psiconano. Dove sono andati i cittadini? Esclusi da tutto.
Un
altro ministro, che non so da dove è uscito, si chiama Zaia. È un
organismo modificato geneticamente lui e parla degli OGM dicendo cose
da fantascienza. Dice che dato che l’80% dei cittadini è contro gli
OGM, “faremo una verifica e un controllo per fare una prova con gli OGM
in Italia”. Ecco la prova che noi non contiamo più niente. Facciamo il
referendum sulla la Legge Elettorale e prima facciamo le elezioni e poi
il referendum. Portiamo un milione e mezzo di firme l’11 luglio a Roma
e li butteranno nel cesso. Non ci siamo più come cittadini. Non c’è rimasto più niente.
Vi
chiedo una cosa, per cortesia. Ritornate a cominciare a vedere di
riprendervi la vostra vita. Cazzo, spostano giudici, spostano processi,
spostano qualsiasi cosa. Fanno la banda dei quattro: la legge
Schifo-Alfano. Le quattro più alte cariche dello Stato sono immuni da
ogni tipo di giustizia. Potranno delinquere e non gli succederà nulla.
Chi sono questi quattro? Abbiamo Schifani che, come dice Travaglio e i
libri di Abbate, si vede chi era. Ha delle amicizie per lo meno dubbie
di mafiosi post datati. Berlusconi, uno prescritto iscritto alla P2. Ma
chi sono queste persone qua? Com’è potuto succedere?
Chi è Fini, la badante di Berlusconi? L’hanno fotografato sullo yacht di Tronchetti Provera.
Ora
vai a vedere che sullo yacht di Tronchetti Provera c’è la terza carica
dello Stato. Quando, nel momento in cui sale sulla barca, la Telecom
manda sulla strada oltre 20 mila famiglie. È questa l’Italia che dobbiamo preparare ai nostri figli?
Che
cosa sta succedendo? Questo è uno Stato fallito. La Telecom ne
licenzierà 20 mila, l’Alitalia 8 mila, con Air France erano 2 mila. Poi
gli altri, come la Fiat che a piacere licenzierà. Sono anni che dico
che fanno insider trading, che truccano bilanci. È il trucco del bilancio, ormai.
Sono
le falsificazioni che fanno normalmente. E allora dovremmo avere il
coraggio di prendere un curatore fallimentare che ci dica: “Signori, è
finita. Signori, il debito va congelato per 5, 6 anni. Signori, bisogna
abolire le province, bisogna raggruppare i comuni sotto i 10.000
abitanti, bisogna snellire lo Stato. Bisogna rilanciare le piccole
imprese, che pagano prima l’IVA, pagano prima le tasse dell’anno dopo,
invece noi cosa facciamo? Impronte digitali ai Rom e allora nessuno vi
ha mai detto perché abbiamo i Rom qui? Allora non ve l’ha detto la
Bonino, non ve l’ha detto Frattini. Noi abbiamo fatto un bel baratto,
cari signori. Abbiamo barattato 22.000 imprese italiane in Romania,
finanziate con i nostri soldi, attraverso i fondi europei, dove ci sono
i nostri soldi. Abbiamo finanziato 22.000 imprese là, contro i 220.000
rumeni qua. Uno scambio di flussi. La Confindustria non dice nulla, i sindacati non dicono nulla. Cazzo non dicono nulla!
Dovevamo
fare una fare una manifestazione. Dovevamo fare una fare una
manifestazione. Dovevamo fare una fare una manifestazione il 25 luglio.
Era un “Gita su Roma”. Era una cosa goliardica con le
biciclette, i monopattini, le carrozzelle. E fare un itinerario e
passare davanti alle rovine, intese come le sedi dei nostri ex partiti.
Le rovine. Con una guida che spiegava chi erano e cosa facevano. Da
Azzurro Caltagirone, alla nanoparticella psicotica. Potevamo divertirci
anche un po’. E allora la Questura, dato che hanno un accordo – non è
un legge, è un accordo – la Questura di Roma ha un accordo con i
sindacati e i partiti, per non far fare manifestazioni davanti alle
sedi dei sindacati e alle sedi dei partiti. Che sono luoghi pubblici,
finanziati dai cittadini italiani. E allora che cosa volete che vi dica
io?
Dicono che offendo il Presidente della Repubblica. Io Morfeo non l’ho mai offeso. Sonnecchia.
Firma delle cose. Questo patto della “Banda dei 4”. Ha firmato una
cosa… Ve lo immaginate voi Pertini che firmava una legge che lo rendeva
immune dalla giustizia italiana? Ma io non mi immagino neanche Ciampi,
non riesco neanche a immaginarmi Scalfaro a fare una cosa così. E
allora chi è questo uomo qua? Chi difende? È un primo cittadino o un
uno che difende i partiti politici? Chi è? Quando
c’era Chiaiano, la discarica: la Polizia contro le famiglie, a Napoli,
la sua città. Lui dove festeggiava? Dove andava? È andata da una
famiglia di Chiaiano a festeggiare qualcosa? Era a Capri a sentire
della musica con due inquisiti: Bassolino e la moglie di Mastella.
E allora, che esempio ho io da questa gente? Quale esempio ho?
Non ne voglio più sapere di questa gente. Non ne voglio più sapere!
E c’è una cosa che farà giustizia, cari amici. E non sarà più la
politica, la destra, la sinistra, i comici, l’antipolitica, la
demagogia. Farà giustizia l’economia. Il petrolio cambierà il mondo. Lo
sta cambiando.
E questa gente non riesce a capire. E parla di nucleare. Oggi sul
Corriere c’era un articolo sul nucleare, a favore del nucleare. Se
raddoppiassimo tutte le centrali, avremmo il 15% dell’energia mondiale
prodotta dal nucleare. Nucleare, che se non è sovvenzionato dalle tasse
dei cittadini, non l’avrebbe fatto nessuno. Nucleare che è sicuro! E
allora, se è sicuro, come mai non c’è nessuna compagnia di
assicurazione che offre una assicurazione su una centrale nucleare?
C’è il problema delle scorie. Non si sa dove metterle. L’uranio finirà
tra cinquant’anni. Questa è gente che non sa. Oltre a essere disonesti
culturalmente, sono meschini come persone. Non ne voglio più sapere.
Bene,
il prossimo anno ci saranno le elezioni amministrative. Cominciamo dal
basso. Io sosterrò tutte le liste civiche che vorranno occuparsi del
loro Comune e della loro Regione. Io sarò in prima fila.
Mi
dispiace per questa manifestazione che era una cosa pacifica. Abbiamo
fatto 140.000 persone a Torino, non è successo nulla. Abbiamo messo
40.000 persone a Bologna. Un milione e mezzo in tutte le città
italiane. Non è successo un incidente. Loro vogliono
l’incidente. Avrebbero voluto che io la facessi lo stesso la
manifestazione, il 25. Perché magari ci scappa il morto. La colpa è
dell’antipolitica, del Grillo. Me li vedo già i titoli di domani, sui
giornali.
Allora, voglio dire ai ragazzi che hanno preso biglietti,
organizzato pullmann, di non buttarsi giù. Organizzeremo qualcosa.
Nemmeno più in Italia. Andremo a Strasburgo, andremo a Brussel, se ci
danno il permesso. Faremo dei pullmann e andremo a manifestare
all’estero come è ridotto il nostro Paese.
Quindi, coraggio. E a
tutti quelli che hanno causato questa disintegrazione del nostro Paese,
tutti quelli che l’hanno fatto fallire, io do solo un consiglio: “Fatevi un passaporto, un gran bel passaporto, e andate tutti a ‘fanculo!”

Blog Grilllo 

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L’estate dei poveri

Arriva l’estate e peggiorano le condizioni di vita di tutti noi che
dipendiamo dai salari, dagli stipendi, dalle pensioni. Dipende dai mutui, dai
servizi di uno stato sociale che costa sempre di più, dalla morte che incombe
sui posti di lavoro, dalla scarsa disponibilità di lavoro dignitoso per il
futuro.

Si impoverisce il potere d’acquisto dei salari e degli stipendi (-20% il dato
OCSE), gli assegni pensionistici proposti dal governo non riconoscono nessuna
dignità alla vecchiaia, tanto meno con una caritatevole ed arrogante tessera
prepagata una tantum.

La povertà salariale provoca un calo generalizzato dei consumi, ci fa
soccombere di fronte all’aumento dell’inflazione, del prezzo dei prodotti
petroliferi ed alimentari, dei mutui da pagare.

Ma si i lavoratori sono sempre più poveri, che problema c’è? Ecco pronta la
mano tesa delle banche: indebitiamoci per un prestito che prima o poi si dovrà
restituire, magari contraendo un altro debito, questa volta in forma di
obbligazioni. E così via. Il capitalismo che ti prende alla gola. Che si vuole
riprendere con gli interessi ogni centesimo di quell’assegno di sussistenza che
è diventato il salario, e che ormai incide appena per il 4-5% scarso su 100 euro
di valore dei beni che produciamo. Già, perché noi siamo ancora dei produttori.

La questione salariale viene rimossa dai luoghi di produzione e di lavoro:
l’insufficienza salariale viene presentata come una sorta di accidente
patologico a cui trovare cure che si baseranno in gran parte sul contributo del
malato stesso, cioè dei lavoratori.

Ed eccoli al nostro capezzale dottori improvvisati ed inaffidabili. E’ pronto
a soccorrerci il governo con interventi sul fisco (ICI, detrazioni sul lavoro
straordinario,…) che però pagheremo con le tasse e con rinnovi contrattuali
pari a zero; incassiamo la comprensione preoccupata del governatore Draghi (che
ci chiede di comprare titoli di stato sottocosto!!), si preoccupa per noi la
Confindustria (che ci vuol dare soldi non suoi puntando alla leva del fisco), ci
soccorre poco la disperazione delle organizzazioni sindacali che con la riforma
della contrattazione sperano di racimolare maggiore disponibilità di soldi, in
cambio di produttività (cioè maggiore sfruttamento) al livello decentrato e
intanto puntano al fisco amico.

Tutto questo non arresterà certo la caduta verticale del potere d’acquisto
dei salari. Le terapie annunciate sono inefficaci. Perché già viste, perché
eludono il problema dell’impoverimento costante a fronte dell’aumento dei prezzi
e delle tariffe.

Non solo, ancora resiste la convinzione che un aumento (inesistente) dei
salari provochi inflazione, per cui ecco il governo fissare all’1,7% il tetto
programmato, e poi la Banca Centrale Europea solerte alzare dello 0,25% il costo
del denaro, indifferente se l’economia europea tira o boccheggi.
La questione sociale del salario va invece riportata proprio all’interno dei
luoghi di lavoro e di produzione (territoriale, nazionale, europeo), va
riportata all’interno dell’erogazione dei servizi pubblici a prezzi popolari, va
riportata all’interno delle politiche dignitose per la previdenza.

La vera riforma della contrattazione sta nel rilanciare una battaglia
salariale di ampio respiro che punti ad incrementi consistenti generalizzati a
partire dai minimi europei intercategoriali, che riduca l’impatto della parte
accessoria e le tendenze al contratto individuale, che rimetta in essere un
meccanismo di recupero automatico rispetto all’inflazione, che restituisca
diritti e potere contrattuale agli organismi di base dei lavoratori nei luoghi
di lavoro.

Di fronte ai decreti urgenti del governo, è urgente che la risposta dei
lavoratori si faccia sentire, recuperando fiducia e capacità organizzativa,
all’interno della CGIL con l’assemblea autoconvocata del 23 luglio a Roma,
all’interno del sindacalismo di base con le iniziative di aggregazione che si
stanno sperimentando, riacquistando autonomia e capacità di mobilitazione sugli
obiettivi concreti, sugli interessi immediati, senza scorciatoie politiciste.

Poche altre volte abbiamo visto il capitalismo aggredire con una crisi così
mirata ed avvolgente la classe lavoratrice, in Italia e nel mondo, agendo
sull’inflazione insieme ai prezzi delle materie prime e dell’agricoltura, in un
clima di guerre e di terrore, di razzismo e repressione statale.

La destra ha vinto le elezioni. Non lasciamo che il panico, la rassegnazione,
la disgregazione regalino alla destra oltre ai voti anche la nostra coscienza di
sfruttati.

La cura per i nostri mali è quella di sempre: dipende dalla nostra capacità
di organizzazione e di autonomia per emanciparci dal capitalismo e dallo Stato,
per costruire una società autogestita e solidale.

Fondare, costruire, avanzare, organizzare, dare tutto il meglio di noi
stessi.

Federazione dei Comunisti Anarchici

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Meglio Maroni o Alemanno?

  … Meglio fascisti su Marte…

“Io
sono contrario a prendere le impronte ai bambini e sono convinto che
anche Maroni sia d’accordo”. Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni
Alemanno, questa mattina presentando i dati sul bilancio della Capitale
e spiegando che sulla vicenda delle impronte si è generato un “grande
equivoco, una sorta di forzatura”. Si tratta solo di un censimento, ha
precisato, per il quale occorre definire una procedura rispettosa dei
diritti di tutti. Certo e intanto invece di offrire a dei Cittadini
italiani l’accesso al servizio sanitario nazionale si offre la
tesserina della Croce Rossa che magari aiuta anche le donne sinte e
rom, a loro insaputa, a non fare più figli…
Il ministro Maroni è
invece in confusione totale o meglio un giorno non retrocede di un
millimetro e l’altro si inventa nuove interpretazioni delle ordinanze
che ha fatto firmare a Berlusconi.
Questa è la nuova affermazione
del Ministro: “Il mio è un censimento, non una schedatura su base
etnica. Voglio far finire lo scandalo dei campi rom”. Se andiamo a
vedere nel Nord Italia, dove la Lega Nord governa, dovremmo dargli
ragione se non fosse che le famiglie di Cittadini italiani prima
vengono gettate in strada e poi gli vengono tolti i bambini, vedi il caso di Chiari in Provincia di Brescia.

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