Uomini e mezz'uomini
bloggo | 25 Agosto, 2008 11:56
Uomini e mezz'uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà
Gli italiani non si meritavano Giovanni Falcone. Lui sapeva che lo avrebbero ammazzato. Così come lo sapeva Paolo Borsellino. Sono andati a morire come i primi cristiani
nel Colosseo. Lasciati soli dalle istituzioni, dai partiti, da molti
colleghi. Borsellino morì di fronte alla casa della madre. Non fu
prevista nessuna misura di sicurezza. Ci andava ogni
domenica. L’autobomba fu parcheggiata a pochi metri dal campanello del
cancello. Il 13 luglio 1992, sei giorni prima dell’attentato, disse a
un poliziotto: “Sono turbato. Sono preoccupato per voi, perché so che è
arrivato il tritolo per me (dal continente, ndr) e non voglio
coinvolgervi” (*).
Sedici anni dopo Capaci, il presidente del Consiglio si chiama Silvio Berlusconi.
In Parlamento ci sono Cuffaro e Dell’Utri. La mafia non ha più bisogno
delle bombe. Gli bastano le leggi. “Un rapido elenco di ‘riforme’ : 1)
sostanziale abolizione dell’art.41 bis che impediva la
comunicazione tra i detenuti e l’esterno; 2) revisione di alcuni
articoli del codice di procedura penale che hanno posto limiti
all’utilizzabilità delle dichiarazioni accusatorie; 3) dopo la revisione di tali norme, vero cedimento alle richieste della destra, nessuna disposizione è stata varata a tutela dei cittadini non mafiosi che testimoniano nei processi di mafia; 4) la nuova legge sui collaboratori di giustizia ha provocato un’unica conseguenza: non si pente più nessuno; 5) la possibilità di allargare l’istituto del rito abbreviato
anche ai reati più gravi, con uno sconto immediato di un terzo e la
contemporanea conclusione delle indagini su quei fatti. A ciò va
aggiunto che nessuna iniziativa è stata adottata per rendere operativa
l’anagrafe dei conti e depositi bancari prevista sin dal 1991 su suggerimento di Giovanni Falcone”. (**)
Intervistato
da Francesco Licata nel febbraio del 1991, Falcone si lasciò andare a
uno sfogo: “Ma cosa credono questi signori? Davvero sono convinti che
siamo tutti uguali? Credono che mi stia salvando la vita? Io non ho
paura di morire. Sono siciliano, io. Sì, io sono siciliano e per me la
vita vale meno di questo bottone”. (**)
Lo psiconano vuole riformare quello che è rimasto della Giustizia e dice di volerlo fare “ispirandosi al pensiero di Falcone”.
Può permettersi di dirlo senza che nessun giornalista presente gli
sputi in faccia o, più sobriamente, gli ricordi la permanenza dell’eroe Mangano
nella sua villa di Arcore. La riforma della Giustizia è già avvenuta da
tempo. L’hanno attuata D’Alema e Fassino, Castelli e Berlusconi, Prodi
e Mastella. Un passo alla volta. Un allungamento dei
tempi di prescrizione alla volta. Un indulto alla volta. Una
limitazione delle intercettazioni alla volta. Un'abolizione del falso
in bilancio alla volta. Oggi siamo ai chiodi bipartisan nella bara.
Don Arena, nel romanzo: ‘Il giorno della civetta’ di Sciascia, divideva l’umanità in uomini e mezz'uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà. Falcone era un uomo, noi, che siamo rimasti, cosa siamo?
Fonte: Blog Grillo
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Uomini e mezz'uomini
bloggo | 25 Agosto, 2008 11:56
Uomini e mezz'uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà
Gli italiani non si meritavano Giovanni Falcone. Lui sapeva che lo avrebbero ammazzato. Così come lo sapeva Paolo Borsellino. Sono andati a morire come i primi cristiani
nel Colosseo. Lasciati soli dalle istituzioni, dai partiti, da molti
colleghi. Borsellino morì di fronte alla casa della madre. Non fu
prevista nessuna misura di sicurezza. Ci andava ogni
domenica. L’autobomba fu parcheggiata a pochi metri dal campanello del
cancello. Il 13 luglio 1992, sei giorni prima dell’attentato, disse a
un poliziotto: “Sono turbato. Sono preoccupato per voi, perché so che è
arrivato il tritolo per me (dal continente, ndr) e non voglio
coinvolgervi” (*).
Sedici anni dopo Capaci, il presidente del Consiglio si chiama Silvio Berlusconi.
In Parlamento ci sono Cuffaro e Dell’Utri. La mafia non ha più bisogno
delle bombe. Gli bastano le leggi. “Un rapido elenco di ‘riforme’ : 1)
sostanziale abolizione dell’art.41 bis che impediva la
comunicazione tra i detenuti e l’esterno; 2) revisione di alcuni
articoli del codice di procedura penale che hanno posto limiti
all’utilizzabilità delle dichiarazioni accusatorie; 3) dopo la revisione di tali norme, vero cedimento alle richieste della destra, nessuna disposizione è stata varata a tutela dei cittadini non mafiosi che testimoniano nei processi di mafia; 4) la nuova legge sui collaboratori di giustizia ha provocato un’unica conseguenza: non si pente più nessuno; 5) la possibilità di allargare l’istituto del rito abbreviato
anche ai reati più gravi, con uno sconto immediato di un terzo e la
contemporanea conclusione delle indagini su quei fatti. A ciò va
aggiunto che nessuna iniziativa è stata adottata per rendere operativa
l’anagrafe dei conti e depositi bancari prevista sin dal 1991 su suggerimento di Giovanni Falcone”. (**)
Intervistato
da Francesco Licata nel febbraio del 1991, Falcone si lasciò andare a
uno sfogo: “Ma cosa credono questi signori? Davvero sono convinti che
siamo tutti uguali? Credono che mi stia salvando la vita? Io non ho
paura di morire. Sono siciliano, io. Sì, io sono siciliano e per me la
vita vale meno di questo bottone”. (**)
Lo psiconano vuole riformare quello che è rimasto della Giustizia e dice di volerlo fare “ispirandosi al pensiero di Falcone”.
Può permettersi di dirlo senza che nessun giornalista presente gli
sputi in faccia o, più sobriamente, gli ricordi la permanenza dell’eroe Mangano
nella sua villa di Arcore. La riforma della Giustizia è già avvenuta da
tempo. L’hanno attuata D’Alema e Fassino, Castelli e Berlusconi, Prodi
e Mastella. Un passo alla volta. Un allungamento dei
tempi di prescrizione alla volta. Un indulto alla volta. Una
limitazione delle intercettazioni alla volta. Un'abolizione del falso
in bilancio alla volta. Oggi siamo ai chiodi bipartisan nella bara.
Don Arena, nel romanzo: ‘Il giorno della civetta’ di Sciascia, divideva l’umanità in uomini e mezz'uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà. Falcone era un uomo, noi, che siamo rimasti, cosa siamo?
Fonte: Blog Grillo
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Sacco & Vanzetti: veglia contro la pena di morte
bloggo | 25 Agosto, 2008 11:09
Il 23 agosto 2008 in occasione dell'81° anniversario dell'uccisione di Sacco e Vanzetti, la Federazione dei Comunisti Anarchici aderisce alla veglia organizzata dall'associazione omonima in collaborazione con Amnesty International, Nessuno Tocchi Caino e Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte.
La veglia, che sarà dedicata a Sayed Perwiz Kambakhsh, giornalista afgano condannato alla pena capitale per blasfemia, sarà tenuta a Torremaggiore in piazza Papa Giovanni Paolo II a partire dalle ore 20,30 del 22 agosto fino all'1,00 del 23 di agosto, quando 81 anni fa, rispettivamente alle 0,19 ed alle 0,26, furono uccisi con la sedia elettrica a Charleston Nicola Ferdinando Sacco e Bartolomeo Vanzetti, dopo un processo farsa, frutto del razzismo e del clima di intolleranza e di odio dell'America degli anni venti verso i lavoratori immigrati, soprattutto se anarchici.
Non solo la triste vicenda di Sayed in Afghanistan, ma anche tutte quelle storie che raccontano di diritti violati in Cina, Birmania, Iran, Stati Uniti, Irak, Somalia, la guerra e la fame in Darfur, testimoniano quanto sia importante mantenere vivo il ricordo del loro sacrificio nella memoria collettiva.
A 60 anni circa dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, in un'Italia che si dichiara da sempre rispettosa dei diritti umani, gli episodi di razzismo e intolleranza anche istituzionale, la violazione dei diritti umani dei richiedenti asilo e dei rom, le violazioni dei diritti umani nelle carceri e nei Centri di Permanenza Temporanea, il caporalato spietato e lo sfruttamento senza quartiere nelle nostre campagne, testimoniano quanto sia attuale la vicenda dei due anarchici italiani uccisi in America, e il loro grido di libertà, dignità e giustizia sociale.
Federazione dei Comunisti Anarchici
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Afghanistan, un'auto ignora lo stop soldati Nato uccidono due bambini
bloggo | 28 Luglio, 2008 15:34
Un incidente simile era avvenuto sabato nella provincia di Helmand
I militari in quell'occasione avevano ucciso tre civili e ferito altre quattro persone
Militari dell'Isaf
I soldati "hanno aperto il fuoco contro un'auto, che procedeva in maniera minacciosa e ha ignorato gli avvertimenti, due bambini che erano a bordo sono rimasti uccisi", comunica l'Isaf. La vettura non si è fermata al posto di controllo dopo i "segnali con mani, con le braccia e i segnali audio", si legge ancora nel comunicato.
"Quando l'auto era a una distanza di dieci metri e procedeva rapidamente - conclude l'Isaf - i soldati hanno aperto il fuoco temendo un attacco terroristico".
Un incidente simile era avvenuto sabato nella provincia di Helmand: le truppe hanno ucciso quattro civili e ferito altre tre persone.
repubblica (28 luglio 2008)
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Immunodelinquenza acquisita
bloggo | 23 Luglio, 2008 09:03
Ora d'aria
l'Unità, 17 luglio 2008
Mentre Robin Tremood paventa “un nuovo 1929”, Al Tappone teme un nuovo 1992.
Gli son bastate tre paroline - socialista, tangenti, manette - per
ripiombarlo nel più cupo sconforto. Tant’è che ha ricominciato a
delirare di “riforma della giustizia”, cioè del ritorno all’immunità parlamentare. Intanto l’apposito Angelino Jolie gli ha regalato il patteggiamento gratis, con una norma del pacchetto sicurezza che consente agli imputati di patteggiare anche durante il dibattimento, anche un minuto prima della sentenza.
Così lo Stato non ci guadagna nulla, anzi perde tempo e denaro a fare i
processi, e alla fine il delinquente incassa lo sconto di un terzo
della pena e può cumularlo col bonus di 3 anni dell’indulto, se ha
avuto l’accortezza di delinquere prima del maggio 2006. Come per
esempio, se sarà ritenuto colpevole, il fido avvocato Mills. Se fosse italiano, sarebbe già deputato. Essendo inglese, deve accontentarsi del patteggiamento omaggio: potrà comodamente concordare una pena simbolica,
evitare il carcere e soprattutto una sentenza motivata che spieghi chi
gli ha dato i soldi (quello che lui, nella famosa lettera, chiama
"Mr.B.", e s’è appena messo al sicuro col lodo Alfano).
Questo indulto-bis, che eviterà la galera ai condannati fino a 9 anni, sempre all’insegna della sicurezza, è stato denunciato da Di Pietro, mentre qualche buontempone del Pd parlava addirittura di dire qualche sì al pacchetto, anzi al pacco. E’ il caso del sagace Pierluigi Mantini, che all’indomani dell’arresto di Del Turco s’è precipitato a rendergli visita nel carcere di Sulmona a braccetto col senatore Pera. I due apostoli del garantismo sono specializzati nel precetto evangelico “visitare i carcerati”,
ma solo se c’è dentro qualche membro della Casta. Mai che gli scappi,
per dire, una visitina a un tossico. Del Turco è in isolamento per tre
giorni, dunque non può ricevere né parenti né avvocati. Ma, pover’uomo,
gli tocca sorbirsi Mantini e poi Pera. I quali, per aggirare
l’isolamento, si sono inventati su due piedi un’”ispezione al carcere di Sulmona”:
un’irrefrenabile esigenza nata, guardacaso, proprio con l’arresto del
governatore. “La presenza del presidente Del Turco - ha spiegato
Mantini, restando serio - è stata un motivo in più per procedere
all’ispezione di un carcere che tengo particolarmente monitorato”. Ma
certo, come no.
En passant, dopo aver ragguagliato la Nazione sulla colazione del governatore, l’onorevole margherito domanda “se vi siano concreti pericoli di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato”. Ottima domanda, se non fosse che non spetta ai deputati rispondere, ma al gip (che ha già risposto di sì), poi al Riesame e alla Cassazione. Altri, come Il Giornale e l’acuto Capezzone, inorridiscono perché Del Turco “è trattato come un boss mafioso”.
Ma la legge prevede l’isolamento non solo per i boss, bensì per
chiunque possa, comunicando con l’esterno, influenzare i testimoni (e Del Turco aveva già tentato di inquinare le prove contattando addirittura il Procuratore generale d’Abruzzo). Con buona pace di Bobo Craxi,
per il quale “la custodia cautelare e l’isolamento sono misure erogate
ai criminali, non agli eletti dal popolo”. Ma l’una cosa non esclude
l’altra, come lui dovrebbe sapere. Quello con le mèches racconta
sul Giornale che nel ‘93 finì in carcere l’intera giunta abruzzese,
dopodichè furono “tutti assolti con formula piena”. Storie: ci volle la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio non patrimoniale per salvare gli assessori, mentre il presidente di allora, Rocco Salini,
fu condannato in Cassazione per falso (s’erano dimenticati di
depenalizzare anche quello), dunque promosso deputato da FI, prima di
andare ad arricchire la collezione di Mastella.
Pure Al Tappone millanta un’assoluzione mai avvenuta: la sua a Tempio Pausania dall’accusa di abusivismo edilizio a villa La Certosa. Forse non sa che in quel processo non era imputato lui, ma il suo amministratore Giuseppe Spinelli; e che il processo è finito nel nulla non perché si fondasse su un “teorema”, ma grazie anche a vari condoni,
almeno uno varato dal suo governo. Resta da capire perché, con tutti i
processi che ha, se ne inventi di inesistenti. Forse sono i suoi
avvocati che abbondano un po’ sul numero, e soprattutto sulle parcelle:
“Eh, Cavaliere, ci sarebbe poi quel processo a Vipiteno per furto di bestiame,
una storia bruttina, ma pagando il giusto sistemiamo tutto noi…”. O
forse i processi se li aggiunge lui, per fare bella figura.
Fonte: voglioscendere
Travaglio
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